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  • Studio di Psicologia BS

SEPARAZIONE E GENITORIALITA’: UNA SFIDA (IM)POSSIBILE?

PRONTUARIO PER I RAGAZZI DELLA "PAZZA ESTATE"


2002. Estate. I meteorologi ricorderanno questi tre mesi per molti anni a venire come “la pazza estate”, caratterizzata da sbalzi di temperatura mai visti prima e vissuta tra settimane di caldo afoso e periodi di freddo invernale. Ma quando è giugno ed hai ventidue anni questo non è un problema, in riviera romagnola la sabbia scotta lo stesso e le casse dei chioschi suonano instancabilmente le hitsdel momento, i tormentoni dell’estate, capitanati da “un giorno credi”di Gigi D’Agostino e “sexy”dei French Affair. Insomma, tutto parla d’amore, e a vent’anni è anche giusto così, la crisi ancora non sfiora le sponde dello stivale e le gravose responsabilità della vita sono ancora lungi dal presentarsi. Insomma estate, jeans strappati, nuove conoscenze, esperienze, amici, amore, mare e sesso in riviera romagnola.

Le mamme e le nonne condividono le camere da letto nei trilocali affittati e, felici di potersi ancora vivere come madre e figlia si occupano delle faccende domestiche in case piccole e sempre le stesse, affittate per godersi il mare tre settimane all’anno mentre i papà assemblano telai nelle fabbriche delle afose città del nord Italia che ci permettono, ogni anno, di vivere lo stesso sogno estivo.

2019. Estate. Sono passati diciassette anni ma le casse dei chioschetti estivi suonano ancora le note di Gigi D’Agostino, stavolta però in chiave nostalgica, come se quel 2002 fosse stata l’ultima estate della storia e come se, in fondo, non ci fosse più nulla da dire. Sono passati solo diciassette anni ma la cornice socio-economica del bel paese è profondamente mutata: l’Italia si sta faticosamente rialzando dalla crisi che ha caratterizzato l’inizio della seconda decade del terzo millennio, mettendo a durissima prova stabilità e nervi di milioni di italiani; l’istituto della famiglia, in tutto questo, non è stato risparmiato: i divorzi sono quadruplicati, il numero delle famiglie è aumentato a scapito di quello dei loro componenti, il numero dei matrimoni è in caduta libera mentre quello delle libere unioni passa in pochi anni dall’8% al 19%. I figli concepiti durante la pazza estate oggi calcano le stesse spiagge su cui genitori facevano l’amore diciassette anni fa, carichi degli stessi bisogni, delle stesse pulsioni e degli stessi sogni, ma con vissuti profondamente diversi; molti dei loro genitori si sono separati da anni, i nuovi nuclei familiari sono spesso costituiti sulla base di famiglie precedenti e molti di questi ragazzi vivono con un genitore ed il nuovo compagno, che frequentemente ha a sua volta altri figli. Dell’altro genitore spesso nessuna traccia, probabilmente anch’egli altrove impegnato nel difficile lavoro di ricostituzione di un nucleo, di un’appartenenza, di una ragione per continuare ad esistere. Questa caleidoscopica cornice socio-culturale si delinea come un sistema di rapporti frammentati, costituiti da relazioni, rotture e ricongiungimenti, come una immensa rete di inter-relazioni tra individui che cercano equilibrio tra un atavico bisogno di appartenenza, l’appagamento dei bisogni e, non per ultimo, il ruolo di genitore, difficile lavoro reso ancora più arduo dalla natura instabile del terreno su cui la nostra società si è trovata a camminare.

Ad aggravare ulteriormente il quadro emergono tutti quei vissuti rancorosi che quasi inevitabilmente caratterizzano il rapporto tra ex coniugi, finendo per interferire notevolmente con l’impostazione di una genitorialità condivisa nell’assetto familiare post-separazione. Tutto ciò contribuisce a costituire nei giovani figli di coppie separate quel senso di vuoto e solitudine, quella percezione di assenza d’appartenenza che, a lungo andare, finisce per rappresentare un importante fattore di rischio per la stabilità psicologica del minore e dell’adulto che quel minore diventerà.

E così, inevitabilmente, i ragazzi che durante la pazza estate passavano le notti ad amarsi in spiaggia li ritroviamo nelle vesti di genitori frustrati, ex coniugi in febbrile ricerca di un nuovo senso di appartenenza che si possa coniugare con il loro essere i genitori dei figli di quelle notti estive. In pratica, in perenne lotta tra due forze uguali e contrarie: l’una, volta al futuro, verso una nuova vita fondata sul domani e l’altra, volta al passato, prescritto e perenne legame con il figlio già nato che inevitabilmente si traduce nella necessità di non tagliare la corda con il precedente nucleo familiare.

La domanda che forse ci si dovrebbe porre a questo punto del ragionamento, consci dell’impossibilità di cancellare con un colpo di spugna ciò che si è creato nel passato, è la seguente: alla luce degli importanti cambiamenti che la nostra società ha dovuto affrontare negli ultimi anni, presa coscienza del fatto che allo stato dell’arte una buona percentuale di matrimoni non vede l’alba del decimo anno, che cosa possiamo fare per tutelare la salute dei nostri figli?

In letteratura scientifica sono ad oggi presenti molti reperti in materia di genitorialità nell’assetto post-separatorio, ma in questo contesto preferiamo fornire ai nostri lettori, che forse si sentono vicini ai ragazzi della pazza estate, alcuni consigli attinti direttamente dalla nostra personale esperienza, in accordo con il fatto che in questa sede vorremmo spogliarci il più possibile dai formalissimi abiti di professionisti della salute mentale…in questo contesto solo qualche consiglio, come fosse una chiacchierata tra conoscenti.

Il primo consiglio che mi sento di darvi se vi sentite terribilmente arrabbiati con il vostro ex coniuge è questo: cercate di riflettere su quale veste voi stiate indossando, perché c’è una altissima possibilità che voi vi sentiate ancora partnere non genitori. La rabbia che alimenta il conflitto tra genitori separati getta spesso le sue basi nel fatto che i due soggetti non riescano ad uscire dalle modalità comunicative disfunzionali che abitualmente adottavano durante le lunghe litigate degli ultimi periodi di relazione; questo fa male, molto male, sia a voi che ai vostri figli. Fa male perché, oltre ad esporvi agli innumerevoli rischi psico-fisici correlati ad alti livelli di stress, non vi permette di traslare dalla condizione di ex coniugi a quella di genitori nel nuovo assetto familiare. Da ciò consegue il fatto che difficilmente sarete in grado di impostare una genitorialità condivisa basata su regole comuni e buona comunicazione, ancora a scapito della salute mentale e del buon sviluppo dei vostri figli.

A questo punto direte “si, ma come è possibile uscire da un conflitto che abbiamo costruito in anni di delusioni, incomprensioni e cattiverie?”. E’ difficile, certo, ma non impossibile. Il conflitto coniugale, in parole semplici, segue la logica del circolo vizioso, ovvero si instaura laddove la comunicazione è assente ed i messaggi da entrambe le parti sono univoci e male interpretati: per esempio, a quella che noi percepiamo come provocazione rispondiamo con una reazione che viene automaticamente letta dall’altro come provocazione; a questo punto, l’altro avrà una reazione che noi leggeremo come provocazione, e così all’infinito. In questo caso, per rompere il circolo vizioso è necessario iniziare con un esame di coscienza che ci permetta di fare un bilancio di ciò che abbiamo sbagliato durante la relazione con l’ex coniuge. Ripercorrere la propria storia ha un effetto benefico, aiuta ad evitare idealizzazioni o demonizzazioni di fatti, luoghi e persone ed a maturare una maggiore consapevolezza autobiografica. Una volta identificati alcuni eventi, fatti o momenti del passato in cui abbiamo commesso degli errori o abbiamo mancato di rispetto all’ex coniuge, è importante raccogliere le forze ed essere i primi a chiedere scusa. Si, per quanto sembri strano chiedere semplicemente scusa per alcuni fatti precisi ha un potere inimmaginabile, rappresenta infatti un evento comunicativo allo stesso tempo positivo, inaspettato ed in alcun modo recepibile come provocazione, che spesso ha il duplice potere di spezzare il circolo vizioso e farvi sentire meglio e finalmente a posto con la coscienza.

Il secondo consiglio che desidero darvi invece riguarda direttamente la relazione con i vostri figli ed è quello di non denigrare mai l’ex partnere la relativa famiglia d’origine ai loro occhi. Ricordate sempre che bambini ed adolescenti hanno il diritto di mantenere buoni rapporti sia con i genitori che con i relativi parenti, e che questo diritto non nasce da un capriccio del legislatore ma da studi che dimostrano come crescere con entrambi i genitori sia funzionale al sano sviluppo psicologico del bambino. Inoltre, denigrando il padre o la madre di vostro figlio alimenterete solo il senso di confusione e di auto-svalutazione del figlio stesso; ricordate sempre che tutti noi ci sentiamo e ci siamo sentiti parte di entrambi i nostri genitori.

Un altro consiglio importante per imparare ad essere co-genitori anche dopo la fine della relazione coniugale è quello di cercare di mantenere un buono stile comunicativo e regole condivise; questo, da una parte aiuta il bambino a ritrovare “la stessa casa” sia nella nuova abitazione della madre che in quella del padre, evitando quindi di frammentare inutilmente l’esperienza del piccolo e di cadere in uno stato di confusione ed ansia, dall’altro contribuisce invece ad evitare che l’adolescente tenda a strumentalizzare alternativamente un genitore a scapito dell’altro (“allora vado da papà che a casa sua posso andare a dormire dopo mezzanotte) o addirittura che menta, conscio del fatto che i genitori non si parlino(“tranquillo papà, sono a dormire da mamma”, “tranquilla mamma, sono a dormire da papà”), con le innumerevoli situazioni di rischio che ne possono conseguire.

L’ultimo consiglio che mi sento di darvi è quello di documentarvi il più possibile su quelli che sono i rischi dell’adottare uno stile genitoriale disfunzionale in casi di separazione o divorzio, sopratutto per quanto riguarda la salute psico-fisica di bambini ed adolescenti. Quindi informatevi, leggete, provateci, cercate di superare l’orgoglio e i muri che avete eretto per non vedere l’ex coniuge; tentate con tutti voi stessi di scavalcare le resistenze, le rabbie, le delusioni del passato e le gelosie, perché solo così smetterete di essere partnered inizierete ad essere co-genitori, e se vi sentite troppo deboli per farlo…beh, non avete che da chiamare, noi siamo qui per voi, siamo qui per far si che i vostri figli diciassettenni vivano la prossima estate sereni come voi eravate sereni durante le afose giornate della pazza estate.


dott. V. Gerardini.

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