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LA DIPENDENZA AFFETTIVA: QUANDO L'AMORE DIVENTA UNA TRAPPOLA.

In Amore vince chi fugge? La psicologia avrebbe molto da ridire su questo famoso luogo comune. Tuttavia, questa affermazione ben rappresenta la situazione che in molti si trovano a vivere oggi quando si tratta di rapporti amorosi. Rincorrere qualcuno che non si concede mai completamente, magari tenendoci a distanza di sicurezza, può alla lunga diventare molto frustrante, soprattutto quando il bisogno di quella persona diventa talmente pervasivo da impedire di rinunciarvi o anche solo di pensarsi senza di lei. Cosa sta succedendo?

“Già nelle prime fasi della relazione, dunque, cominciate a ricevere segnali contrastanti: lui (o lei) chiama, ma quando ne ha voglia; mostra interesse per voi, ma vi fa capire che si sta ancora guardando intorno. Insomma, vi tiene sulle spine. Ogni volta che vi arrivano questi messaggi contraddittori, il vostro sistema di attaccamento si mette in moto e cominciate ad essere in ansia per la relazione. Poi, però, arriva un complimento o un gesto romantico che vi fa battere il cuore a mille e allora vi dite che, dopo tutto, è ancora interessato/a a voi: siete al settimo cielo. Purtroppo questa sensazione di beatitudine non è destinata a durare. In breve tempo i messaggi positivi ritornano a mescolarsi a quelli ambigui e di nuovo vi ritrovate in balia di un turbine di emozioni. A questo punto vivete col fiato sospeso, anticipando col pensiero quel piccolo gesto, quella parola che vi rassicurerà. Dopo aver vissuto per un po’ questa situazione, cominciate a fare una cosa molto interessante: cominciate a scambiare l’ansia, le preoccupazioni, l’ossessione e quei brevissimi momenti di gioia per amore. Ciò che state facendo in realtà è confondere la passione con un sistema di attaccamento in azione. Se la cosa va avanti da un po’, è come se vi programmaste per venire attratti proprio da quegli individui che hanno le minori probabilità di rendervi felici. Avere un sistema di attaccamento perennemente attivo è il contrario di ciò che la natura aveva in mente per noi in termini di amore gratificante. Come si è visto una delle scoperte più importanti di Bowlby e Ainsworth è che per crescere e prosperare come esseri umani abbiamo bisogno di una base sicura da cui trarre forza e conforto. Perché ciò accada, il sistema di attaccamento deve essere calmo e sentirsi al sicuro. Ricordate: un sistema in azione non vuol dire passione. La prossima volta che uscite con qualcuno e vi trovate in preda ad ansie, insicurezze e ossessioni - per sentirvi poi una volta ogni tanto euforici - dite a voi stessi che probabilmente si tratta del sistema di attaccamento in azione e non di amore! Il vero amore da un punto di vista evolutivo, significa pace mentale.” A. Levine e R. Heller.

Questa citazione descrive bene le dinamiche che, generalmente, sono molto marcate nelle relazioni con partner dalla struttura di personalità borderline o con tratti narcisistici. Ma non solo, queste parole raccontano della situazione di molte persone che si trovano a dover lottare per la conquista dell’amore.

L’Amore è una delle esperienze più belle ed intense della vita. Tutti abbiamo fame d’Amore, di qualcuno che ci apprezzi per come siamo e che si prenda cura di noi. Personalmente, credo che l’Amore sia una tra le forze più potenti al mondo. Fin da neonati, sperimentiamo un bisogno di calore e di accudimento e questa necessità di appoggiarci e affidarci agli altri ci accompagna anche da adulti. E’ così che sperimentiamo l’esperienza dell’innamoramento in cui viviamo, ancora una volta, il bisogno di dipendere da un’altra persona. Tale condizione è inevitabile in quanto siamo esseri relazionali e, contrariamente al messaggio che ci impone la società individualista in cui viviamo, abbiamo bisogno gli uni degli altri. Tuttavia, quando la dipendenza diventa eccessiva si corre il rischio di perdere se stessi, nella misura in cui si ricercano nelle altre persone costanti conferme circa il proprio valore e la propria sicurezza. In modo particolare, per quanto riguarda le faccende amorose, può accadere di sentirsi persi senza la presenza di un altro/a nella propria vita. Si sperimenta un vuoto tale da arrivare a non bastare a se stessi, incrementando sentimenti di ansia e angoscia. Diverse possono essere le motivazioni che spingono a dipendere fortemente da un’altra altra persona come, ad esempio, il bisogno di sicurezza, di affiliazione, di accettazione e, in senso più ampio, di riconoscimento. Questo processo si amplifica quando ci si trova intrappolati in un rapporto che genera molta sofferenza, senza tuttavia riuscire a rinunciarvi. In genere, entro queste dinamiche, la persona si ritrova ad investire nella relazione molte delle proprie energie senza però ricevere ciò che realmente vorrebbe dall’altro. Spesso, infatti, ci si ritrova spiazzati dalla contrapposizione che vede come protagonisti i nostri due mondi interiori: la mente e il cuore, ovvero le emozioni di pancia.

Perché, alle volte, si fa così fatica a seguire ciò che ci sembra più giusto e che magari ci imponiamo razionalmente?

La ricerca scientifica in questo ambito ha evidenziato che gran parte delle nostre scelte è guidata dalle emozioni. Devi sapere che il nostro cervello non è bravo ad essere razionale, piuttosto è abile nel razionalizzare ciò che la nostra parte emotiva ci spinge a compiere. In particolare in amore, le ricerche in ambito psicologico, partendo dagli studi di Bowlby e di Ainsworth, hanno ampiamente mostrato come i nostri bisogni emotivi dipendano in gran parte dal nostro stile di attaccamento, ovvero da quel sistema di atteggiamenti e comportamenti che affonda le proprie radici nelle relazioni primarie che ognuno di noi instaura in infanzia con gli adulti di riferimento. E’ proprio a partire da queste prime relazioni che iniziamo a costruire l’immagine di noi stessi e degli altri e a sviluppare le modalità di approcciarci al mondo. Ad esempio, un bambino che sperimenta la presenza di una base sicura, ovvero una figura presente e pronta a soddisfare i suoi bisogni, generalmente sviluppa un’idea dell’amore come dono, cura e reciprocità; probabilmente diventerà un adulto sicuro di sé, consapevole di meritare quel tipo di amore e, conseguentemente, questo sarà ciò che ricercherà e offrirà nelle proprie relazioni. Contrariamente, un bambino con dei vissuti di trascuratezza, con maggiori probabilità svilupperà nel tempo la credenza di non essere abbastanza, per cui tenderà ad agire di conseguenza, circondandosi di persone e situazioni che gli riserveranno lo stesso trattamento, confermando i propri pensieri ed i propri vissuti. Ovviamente, vi sono anche tante altre variabili da considerare quando si tratta di comprendere tali dinamiche, in quanto ogni storia di vita è differente e singolare. Tuttavia, quando si tratta di innamoramento, le credenze che sviluppiamo assumono un ruolo determinate in quanto incidono fortemente, a livello inconscio, sulla scelta del partner: siamo più facilmente attratti da chi risponde ai nostri bisogni emotivi e alle nostre convinzioni interne! La scelta del partner, quindi, non è mai casuale né solamente frutto di decisioni razionali. I legami che ognuno di noi instaura toccano delle corde profonde che fanno vibrare il nostro mondo interiore.

Vorrei concludere, sottolineando che lo stile di attaccamento non è statico ma dinamico, in quanto può modificarsi nel tempo grazie alle esperienze di vita e alle consapevolezze raggiunte. E’ utile, perciò, che la persona che si interroga rispetto alla propria situazione si confronti con un professionista capace di comprenderne l’unicità così da guidarla verso una maggiore chiarezza e consapevolezza rispetto a sé e al proprio funzionamento. Ciò che siamo non è solamente frutto del nostro passato, in quanto la nostra storia di vita necessariamente ci plasma, non solo nel passato ma anche nel presente, ovvero il momento in cui ci possiamo porre come i registi della nostra vita, lavorando su noi stessi e ricordando che l’Amore maturo non ha bisogno di supplicare attenzioni, perché si pone nella logica del Dono.

Dott.ssa Sara Bondioli


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